La vita non è uno scherzo. Ce lo racconta LA SCELTA DEL TEMPO

Recensione allo spettacolo la scelta del tempo su Momento Sera

E’ un lavoro inedito quello che fino al 31 gennaio è in scena al Teatro Le Sedie di Roma. Un lavoro delicato, intimo, doloroso ma che dà speranza, che si interroga, che scava, che pone quesiti sulla responsabilità che ogni essere umano ha nei confronti della guerra, della pace, della vita e della morte.
Daniela Giordano sul palco dell’unico teatro del quartiere Labaro di Roma, accompagnata da un altrettanto intensa Laura Mazzi interpreta e dirige La scelta del tempo da un’idea di Guido Giordano.  Il pubblico non ha scampo. Entra a teatro in un clima di guerra. Al buio, viene inviato ad accomodarsi, due torce gli indicano il passaggio e intanto rumori di bombe, di crolli, di arme da fuoco risuonano per tutto il teatro. Si è in guerra, una guerra non così tanto lontana da noi. In un’ora di spettacolo, al buio, con pochissimi effetti scenici, la Giordano che dirige con eleganza il lavoro, accompagna la sala gremita di gente, nei momenti che precedono e seguono un conflitto. In scena due donne e non solo. Nell’interpretazione magistrale delle due attrici, ci sono  tante mogli, madri e altrettante figlie che offrono un punto di vista diverso relativo ai conflitti. Dapprima due monologhi catalizzano l’attenzione del pubblico, intervallati dai canti alpini del  Chorus Familiae,  poi un dialogo tra due donne che ben spiega al pubblico quanto tutto non sia un caso, quanto tutto “dipenda da noi”.
Quattro quadri, dunque, che raccontano storie di donne che hanno perso compagni e figli in conflitti che forse potevano essere fermati. L’importanza del tempo sottolineata anche dalla presenza di tre generazioni, lì sul palco a cantare il dolore degli Alpini. Insolito e ben equilibrate, infatti, sono le esibizioni del Chorus Familiae composto da Silvia Castorina, Donatella Giordano, Guido Giordano, Gabriele Scognamiglio, Veronica Scognamiglio, Anna Giordano.

Un lavoro che catalizza l’attenzione, quadri diversi che hanno un filo conduttore: la guerra e il suo orrore. E questo orrore lo troviamo nel monologo dell’infermiera dalla labbra rosso ciliegia, unico colore in quel mondo grigio; lo troviamo nelle rime di un dialogo tra donne, intente a stendere i panni di un bambino, poi di un fanciullo che sarà soldato e infine assassino. Tutine, maglie, calzoni stesi, prima candidi poi sporchi di sangue. L’orrore colpisce il ventre di ogni spettatore, ma non si può fare a meno di ascoltare.
Chiude il delicato lavoro la poesia di Hikmet “La vita non è uno scherzo”. Un messaggio che emoziona, che invita a prendere  sul serio questo dono che abbiamo, perché in fondo non possiamo fare che vivere.

A.V.

Daniela Giordano e Laura Mazzi

Daniela Giordano e Laura Mazzi

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